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LIMOND

JOEL PETER WITKIN

58,00 

1 disponibili

di Gianfranco Composti

Il Comune di Milano con l’Assessorato alla Cultura, Palazzo Reale, e 24 ORE Motta Cultura in collaborazione con Ca’ di Fra’ Arte Contemporanea, presentano una mostra, curata da Gianfranco Composti, dedicata a Joel Peter Witkin, fotografo e artista completo: il negativo lo stampa in camera oscura ma poi lo graffia, usa il collage, il colore e diventa così un po’ pittore, scultore, performer.
In mostra circa quaranta opere vintage e opere recenti, in bianco e nero, ripercorrono il lavoro del fotografo americano che affronta tematiche forti ma quotidiane. Diversamente dalle apparenze, tuttavia, il suo è un inno alla Vita. Partendo dal buio dell’anima dei suoi soggetti, quelli vivi, Witkin squarcia il velo sottile tra il mondo “normale” e il mondo delle altrui perversioni, che lui indaga con la perizia e la maniacale morbosità di un anatomopatologo d’anime. Costringe chi guarda ad affrontare le peggiori paure, il proprio “lato oscuro”. L’amore e la morte. In una parola la vita. Simbolica ed esemplare l’opera che ritrae il cadavere di un uomo seduto su una sedia: nudo, senza testa e ai piedi un paio di calzini. L’evidente stato di morte per decapitazione e la posizione, seduto come nell’attesa del suo turno, contrasta fortemente con questi calzini neri che tuttavia diventano il punto più forte di tutta la composizione, traccia di vita che lega il cadavere ancora a questo mondo terreno. Joel Peter Witkin è riuscito a cogliere il passaggio esatto tra il “qui” e l’aldilà: un limbo forse dove, come si dice, ogni corpo morto perde 21 grammi. Il peso dell’anima?
Nato a Brooklyn nel 1939, figlio di madre italiana cattolica e padre russo ebreo ha vissuto un fortissimo e contrastante rapporto con la Religione, Dio, il concetto di Punizione e Morte. Attratto da sempre da quel mondo in ombra abitato dalle diversità, sul quale dice di voler gettare un raggio di luce, risale al ’56 il suo lavoro “Freaks” (“Mostri”) del Circo di Coney Island – non a caso avrà il suo primo rapporto sessuale con un transessuale del circo -. La guerra in Vietnam, poi, come reporter di guerra (1961-64), lo porta a vivere la morte con una normalità e una sorta di attrazione simile a quella di un medico chirurgo. Cade anche l’ultimo tabù: maneggiare cadaveri per farne soggetti di opere d’arte. Ovviamente di persone sconosciute e mai reclamate (Witkin vive e lavora ad Albuquerque – New Mexico). Uomini anonimi e soli i quali tornano protagonisti, in un “viaggio a ritroso” dalla morte alla vita, per un attimo. Il tempo di uno scatto, prima di affidarli all’eterno.

Catalogo della Mostra: Milano, PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea (28 febbraio – 27 aprile 2008)

Veste editoriale: Brossura
Formato: 22×22
Pagine: 87
Immagini a colori:
Immagini b/n:
Lingua: IT
Anno: 2008

ISBN: 9788871795751

JOEL PETER WITKIN

58,00 

1 disponibili

di Gianfranco Composti

Il Comune di Milano con l’Assessorato alla Cultura, Palazzo Reale, e 24 ORE Motta Cultura in collaborazione con Ca’ di Fra’ Arte Contemporanea, presentano una mostra, curata da Gianfranco Composti, dedicata a Joel Peter Witkin, fotografo e artista completo: il negativo lo stampa in camera oscura ma poi lo graffia, usa il collage, il colore e diventa così un po’ pittore, scultore, performer.
In mostra circa quaranta opere vintage e opere recenti, in bianco e nero, ripercorrono il lavoro del fotografo americano che affronta tematiche forti ma quotidiane. Diversamente dalle apparenze, tuttavia, il suo è un inno alla Vita. Partendo dal buio dell’anima dei suoi soggetti, quelli vivi, Witkin squarcia il velo sottile tra il mondo “normale” e il mondo delle altrui perversioni, che lui indaga con la perizia e la maniacale morbosità di un anatomopatologo d’anime. Costringe chi guarda ad affrontare le peggiori paure, il proprio “lato oscuro”. L’amore e la morte. In una parola la vita. Simbolica ed esemplare l’opera che ritrae il cadavere di un uomo seduto su una sedia: nudo, senza testa e ai piedi un paio di calzini. L’evidente stato di morte per decapitazione e la posizione, seduto come nell’attesa del suo turno, contrasta fortemente con questi calzini neri che tuttavia diventano il punto più forte di tutta la composizione, traccia di vita che lega il cadavere ancora a questo mondo terreno. Joel Peter Witkin è riuscito a cogliere il passaggio esatto tra il “qui” e l’aldilà: un limbo forse dove, come si dice, ogni corpo morto perde 21 grammi. Il peso dell’anima?
Nato a Brooklyn nel 1939, figlio di madre italiana cattolica e padre russo ebreo ha vissuto un fortissimo e contrastante rapporto con la Religione, Dio, il concetto di Punizione e Morte. Attratto da sempre da quel mondo in ombra abitato dalle diversità, sul quale dice di voler gettare un raggio di luce, risale al ’56 il suo lavoro “Freaks” (“Mostri”) del Circo di Coney Island – non a caso avrà il suo primo rapporto sessuale con un transessuale del circo -. La guerra in Vietnam, poi, come reporter di guerra (1961-64), lo porta a vivere la morte con una normalità e una sorta di attrazione simile a quella di un medico chirurgo. Cade anche l’ultimo tabù: maneggiare cadaveri per farne soggetti di opere d’arte. Ovviamente di persone sconosciute e mai reclamate (Witkin vive e lavora ad Albuquerque – New Mexico). Uomini anonimi e soli i quali tornano protagonisti, in un “viaggio a ritroso” dalla morte alla vita, per un attimo. Il tempo di uno scatto, prima di affidarli all’eterno.

Catalogo della Mostra: Milano, PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea (28 febbraio – 27 aprile 2008)

Veste editoriale: Brossura
Formato: 22×22
Pagine: 87
Immagini a colori:
Immagini b/n:
Lingua: IT
Anno: 2008

ISBN: 9788871795751

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