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LIMOND

CODICE MENDINI. Le Regole per Progettare

130,00 

Esaurito

di Fulvio Irace

Nella sua lunga carriera Mendini ha seminato dietro di sé una tale scia di oggetti e di rievocazioni – più volte li ha definiti “pulviscoli” – da comporre una sorta di involontaria via lattea: una galassia evanescente fatta di buchi neri e di colorate comete, la cui struttura si rivela solo all’osservazione telescopica, l’unica che consente di metterne in chiaro le oscillazioni, le impennate, le ripetizioni, prodotte dall’encefalogramma di una mente vigile e inquieta. – (Fulvio Irace, dall’introduzione al volume)

Architetto, artista, designer, teorico e scrittore, Alessandro Mendini (Milano 1931) è una delle personalità dominanti – in piena attività – nella storia del progetto estetico del XX e del XXI secolo.
A lui dobbiamo alcune delle più celebrate icone della contemporaneità, come la Poltrona Proust declinata negli anni in tante versioni diverse.
Direttore di riviste (“Ollo”, “Modo”, “Casabella”, “Domus”), membro di gruppi di lavoro (dai Radicals ad Alchimia), associato dal 2000 al fratello Francesco nell’omonimo Atelier milanese, Mendini ha esercitato un’enorme influenza sulle tendenze estetiche del design internazionale, da lui trasformato in un formidabile strumento espressivo dello stato d’animo dell’uomo moderno, che oscilla tra disagio e felicità.

Di grande impatto visuale, il volume si impone come l’opera più completa mai pubblicata su Mendini e raccoglie il meglio del suo lavoro, offrendo una lettura trasversale della sua poliedrica attività.
Attraverso l’individuazione di 9 temi (o regole, secondo Mendini), questo “atlante” propone al lettore – in una catena di libere associazioni – alcune chiavi di accesso del codice progettuale di Mendini, un vero e proprio caleidoscopio di immagini e di parole che, come ricorda Fulvio Irace, autore del libro, risulta “intrinsecamente legato alle ragioni della biografia sentimentale, intriso di umori più che ideologie, quasi ciclico in un andamento che al principio di evoluzione preferisce la pratica della ruminanza”.
Codice Mendini dunque non è un catalogo né un repertorio sistematico, ma la ricomposizione visuale per pagine di un itinerario mentale che con lucidità, disperazione, ottimismo e un pizzico di ironica follia ci accompagna dentro le contraddizioni della nostra epoca.
Ogni capitolo (Bio-grafismi, Utopie, Gulliver, Fragilismi, Metodo Proust, Oggetto romanzo, Stanze, Progettare è Dipingere,Togheter), messo a fuoco dai testi di Fulvio Irace e accompagnato dalle parole dello stesso Mendini, è sempre riassunto attraverso un manifesto autografo dell’architetto-designer.
Attingendo all’archivio personale, il volume include oltre 500 illustrazioni che raccontano un percorso artistico – che dura da più di 50 anni – attraverso i principali capolavori: dalla Poltrona Proust al Cavallino di Venini, dai cavatappi Alessi alla serie dei vasi-viso, fino alla Bovisa Tech.

A conclusione del libro, un’appendice, oltre a segnalare le pubblicazioni, restituisce un aggiornato regesto delle opere, degli allestimenti e delle mostre di Mendini. Codice Mendini aspira ad essere la biografia commentata dell’ultimo “maestro” di una
generazione insuperata del design italiano.
Il libro e la copertina sono realizzati in stretta collaborazione con Alessandro Mendini.

Sarà forse per la dichiarata empatia con l’opera di Alberto Savinio che Alessandro Mendini non ha mai mancato di additare nella casa natale l’inconsapevole incipit della sua biografia culturale: un’elegante casa borghese – accuratamente disegnata per il nonno da Piero Portaluppi – divenuta presto specchio del collezionismo compulsivo dei suoi eccentrici abitanti, gli zii Boschi-Di Stefano. Dappertutto l’ossessiva presenza di quadri – di Campigli, Morandi, Savinio, Severini, Sironi ecc. – che ne foderavano le pareti fino a trasformarle in un’unica, pulsante opera d’arte totale. Presagio, a sua volta, di un’ossessione che solo più tardi diventerà metodo di progetto, anzi addirittura visione del mondo: “Qualsiasi mia azione intellettuale e culturale è basata sulla mia esistenza, è di tipo sentimentale”.’ A dispetto delle sue tante, pubbliche immagini – di cinico avanguardista, prima; di amorale produttore di immagini iconiche o dissacratorie, poi; e infine di artista di successo capace di condizionare quello stesso mondo industriale che per decenni l’aveva temuto e dunque tenuto ai margini del sistema produttivo -, Mendini è un vero personaggio proustiano, intriso di una malinconia incline allo spleen e alla perenne ricerca di un mitico tempo perduto. Alessandro Mendini ha più volte raccontato di avere il ricordo e la sensazione di essere nato in una Wunderkammer.

Veste editoriale: Cartonato stampato
Formato: 24×32
Pagine: 368
Immagini a colori: 560
Lingua: IT
Anno: 2016
 
ISBN: 9788837099671

CODICE MENDINI. Le Regole per Progettare

130,00 

Esaurito

di Fulvio Irace

Nella sua lunga carriera Mendini ha seminato dietro di sé una tale scia di oggetti e di rievocazioni – più volte li ha definiti “pulviscoli” – da comporre una sorta di involontaria via lattea: una galassia evanescente fatta di buchi neri e di colorate comete, la cui struttura si rivela solo all’osservazione telescopica, l’unica che consente di metterne in chiaro le oscillazioni, le impennate, le ripetizioni, prodotte dall’encefalogramma di una mente vigile e inquieta. – (Fulvio Irace, dall’introduzione al volume)

Architetto, artista, designer, teorico e scrittore, Alessandro Mendini (Milano 1931) è una delle personalità dominanti – in piena attività – nella storia del progetto estetico del XX e del XXI secolo.
A lui dobbiamo alcune delle più celebrate icone della contemporaneità, come la Poltrona Proust declinata negli anni in tante versioni diverse.
Direttore di riviste (“Ollo”, “Modo”, “Casabella”, “Domus”), membro di gruppi di lavoro (dai Radicals ad Alchimia), associato dal 2000 al fratello Francesco nell’omonimo Atelier milanese, Mendini ha esercitato un’enorme influenza sulle tendenze estetiche del design internazionale, da lui trasformato in un formidabile strumento espressivo dello stato d’animo dell’uomo moderno, che oscilla tra disagio e felicità.

Di grande impatto visuale, il volume si impone come l’opera più completa mai pubblicata su Mendini e raccoglie il meglio del suo lavoro, offrendo una lettura trasversale della sua poliedrica attività.
Attraverso l’individuazione di 9 temi (o regole, secondo Mendini), questo “atlante” propone al lettore – in una catena di libere associazioni – alcune chiavi di accesso del codice progettuale di Mendini, un vero e proprio caleidoscopio di immagini e di parole che, come ricorda Fulvio Irace, autore del libro, risulta “intrinsecamente legato alle ragioni della biografia sentimentale, intriso di umori più che ideologie, quasi ciclico in un andamento che al principio di evoluzione preferisce la pratica della ruminanza”.
Codice Mendini dunque non è un catalogo né un repertorio sistematico, ma la ricomposizione visuale per pagine di un itinerario mentale che con lucidità, disperazione, ottimismo e un pizzico di ironica follia ci accompagna dentro le contraddizioni della nostra epoca.
Ogni capitolo (Bio-grafismi, Utopie, Gulliver, Fragilismi, Metodo Proust, Oggetto romanzo, Stanze, Progettare è Dipingere,Togheter), messo a fuoco dai testi di Fulvio Irace e accompagnato dalle parole dello stesso Mendini, è sempre riassunto attraverso un manifesto autografo dell’architetto-designer.
Attingendo all’archivio personale, il volume include oltre 500 illustrazioni che raccontano un percorso artistico – che dura da più di 50 anni – attraverso i principali capolavori: dalla Poltrona Proust al Cavallino di Venini, dai cavatappi Alessi alla serie dei vasi-viso, fino alla Bovisa Tech.

A conclusione del libro, un’appendice, oltre a segnalare le pubblicazioni, restituisce un aggiornato regesto delle opere, degli allestimenti e delle mostre di Mendini. Codice Mendini aspira ad essere la biografia commentata dell’ultimo “maestro” di una
generazione insuperata del design italiano.
Il libro e la copertina sono realizzati in stretta collaborazione con Alessandro Mendini.

Sarà forse per la dichiarata empatia con l’opera di Alberto Savinio che Alessandro Mendini non ha mai mancato di additare nella casa natale l’inconsapevole incipit della sua biografia culturale: un’elegante casa borghese – accuratamente disegnata per il nonno da Piero Portaluppi – divenuta presto specchio del collezionismo compulsivo dei suoi eccentrici abitanti, gli zii Boschi-Di Stefano. Dappertutto l’ossessiva presenza di quadri – di Campigli, Morandi, Savinio, Severini, Sironi ecc. – che ne foderavano le pareti fino a trasformarle in un’unica, pulsante opera d’arte totale. Presagio, a sua volta, di un’ossessione che solo più tardi diventerà metodo di progetto, anzi addirittura visione del mondo: “Qualsiasi mia azione intellettuale e culturale è basata sulla mia esistenza, è di tipo sentimentale”.’ A dispetto delle sue tante, pubbliche immagini – di cinico avanguardista, prima; di amorale produttore di immagini iconiche o dissacratorie, poi; e infine di artista di successo capace di condizionare quello stesso mondo industriale che per decenni l’aveva temuto e dunque tenuto ai margini del sistema produttivo -, Mendini è un vero personaggio proustiano, intriso di una malinconia incline allo spleen e alla perenne ricerca di un mitico tempo perduto. Alessandro Mendini ha più volte raccontato di avere il ricordo e la sensazione di essere nato in una Wunderkammer.

Veste editoriale: Cartonato stampato
Formato: 24×32
Pagine: 368
Immagini a colori: 560
Lingua: IT
Anno: 2016
 
ISBN: 9788837099671

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