I cinque sensi della carta


Chi ha avuto l'occasione di vedere la mostra "Subtle. Takeo Paper Show", organizzata in Triennale a Milano durante questo ultimo Salone del Mobile, ne sarà rimasto sicuramente colpito: tutta la delicata estetica giapponese concentrata in quest'unico meraviglioso materiale!

La durata della mostra è stata breve, effimera come il materiale presentato, la carta: un affascinante percorso esplorativo ha accompagnato il visitatore alla sua riscoperta in un contesto contemporaneo. La carta, materiale che può rarefarsi magistralmente ma, allo stesso tempo, può diventare estremamente materico, denso di significato e di valore, è per l’architetto Ryuji Nakamura “... a metà strada tra la durezza della pietra e la morbidezza del tessuto…”.

Primavera | Junya Ishigami
La carta diventa un veicolo, un mezzo di comunicazione per tutti i nostri sensi. Con la vista veniamo immediatamente rapiti dalle sue sfumature di colore e con l'inchiostro imprimiamo su di essa i nostri pensieri, le nostre annotazioni quotidiane. Diventa il supporto di sensazioni e stati d'animo che esprimiamo con ogni strumento grafico: matite, penne, colori, pennelli. Kazunari Hattori, graphic designer, trova che "lavorare su solo due dimensioni sia affascinante".
 
 
La sua consistenza ci solletica le dita; la carta viene accarezzata, accartocciata, piegata, ma anche lanciata, strappata. Anche solo l’atto di aprire qualcosa che è chiuso garantisce la qualità di quello che cela, e che genera, appunto un gesto di irreversibilità. Il suo odore ci riempie di ricordi (un libro fresco di stampa o un documento ingiallito e impolverato) attraverso il rilascio di particelle organiche impercettibili. Insomma tutto il "gusto" della carta ci avvolge, ci affascina e ci stimola.
 
 
Nonostante l'era digitale in cui siamo immersi, dove questo materiale sembra essere sempre più in discordanza perché superato da tecnologie avanzate, il suo potere intrinseco in realtà ci attrae ancora molto, risvegliando e nutrendo la delicata sensibilità in ognuno di noi. Il piacere estetico di poter portare con sé libri ottenuti dalla carta impilata, consapevoli del lavoro che c’è stato dietro non ha eguali: non è infatti possibile correggere quello che è stampato su un libro.
 
 
Utilizzare la carta, piegarla, stracciarla, scriverla, modellarla, perforarla, tagliarla, sigillarla, avvolgerci dentro qualcosa, sono atti che ne condizionano il suo stato: essa non può più tornare il foglio liscio ed integro che abbiamo preso in partenza, perché ha perso la sua forma originale. Come sottolinea l’artista Motohiro Tomii “Piegare un angolo produce un leggero ma persistente senso di rimpianto”.
 
Controllo | Ryuji Nakamura
Ma è proprio questa la potenzialità che racchiude in sé questo leggero e sottile materiale: le infinite possibilità di diventare qualcos'altro attraverso la nostra interazione. Ad esempio, se si piega leggermente un foglio di carta fluttuerà con delicatezza fino a terra, ma se si pensa agli aereoplanini di carta, potrà percorrere molta più distanza. E allora continuiamo a scoprire il potere della carta, da ogni angolo e da ogni punto di vista!

Alice Sordelli – Elena Zanoni
Interno Indaco

 Approfondimenti:

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